Bruber 1960

Bruber 1960 - Vetri Artistici di Murano

Arte e tecnica delle acqueforti su vetro

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BRUBER, IN NOME DELL'ARTE VENEZIANA

di Stefany Charlton Nash

Il Maestro Bruno Bertoldini Bruber nasce a Venezia il 15 Luglio 1931, precisamente nell'isola della Giudecca nelle immediate vicinanze della chiesa del SS. Redentore, famosa per il pellegrinaggio dei devoti in occasione della festa di mezz'estate. In questo luogo, come d'incanto, nel terzo Sabato di Luglio nasce un ponte, il quale permette ai pellegrini di raggiungere a piedi l'isola della Giudecca, altrimenti raggiungibile solo con un vaporetto. E' proprio la vicinanza all'arte veneziana, di cui il santo luogo ne descrive l'assoluta predominanza nei dipinti e nelle sculture, che cattura l'attenzione dell'ancora giovane amante dell'arte, l'oggi famoso Maestro Bruber, ma già attratto dalla bellezza delle opere dipinte e scolpite dai grandi maestri veneziani.

Il giovane adepto artista ama già nella tenera età il soffermarsi nella chiesa adiacente alla dimora familiare, dove con stupore e ammirazione osserva intento il risultato delle artistiche doti dei maestri dell'arte, il cui operato ha dato tanto all'isola per eccellenza.

Ancora oggi il maestro Bruber ama ricordare le lunghe giornate passate ad osservare le incantevoli bellezze artistiche, seduto nell'angolo più defilato del sacro luogo, con le mani congiunte in mezzo alle ginocchia, intento ad assaporare l'essenza che motiva un uomo ad esprimere così tanta dimostrazione nell'intelletto e nella manualità. Infatti, il giovane Maestro si chiedeva spesso e sovente quali doti necessitasse un essere umano per esprimere tanta superbia, eleganza, equilibrio, tanto da affascinare gli altri simili. Non lo turbavano assolutamente le giornate passate ad osservare le opere, sacrificando le ore di giuoco con i propri coetanei, raggiungendo il giaciglio nelle ore tarde della sera dopo che il parroco lo invitava svariate volte a raggiungere i propri compagni o addirittura la propria casa.

Ma già dalla tenera età il non ancora affermato Maestro non riusciva a distogliere l'attenzione dall'arte, dalla bellezza, dalla dolcezza, dalla capacità di riuscire e far soffermare un essere umano davanti ad un'opera d'arte.

Da questi presupposti nasce la voglia di esprimersi come uomo d'arte, talvolta maltrattato dall'esigenza produttiva e quantitativa dovuta alla produzione e alla soddisfazione del potenziale cliente, ma sempre ricavando nei suoi lavori l'assoluta necessità di esprimere la propria essenza artistica, l'assoluto desiderio di evadere dagli schemi categorici e molte volte semplificativi.

Frequentando l'Istituto di Belle Arti dell'Accademia di Venezia, viene citato più volte come innovatore nella lavorazione del vetro, materiale ancora oggi amato dal Maestro, in quanto espressione di metamorfosi materiale, di cambiamento e di trasformazione. Da qui nasce l'esigenza di ricercare ulteriori innovazioni, di verifiche sugli studi dei quali questo materiale necessita, in quanto, sempre a seconda del Maestro, tale materiale può essere ancora modificato dopo la sua forma.

In tale situazione, alla ricerca del proprio spazio identificativo artistico, il Maestro Bruber decide di viaggiare in Europa, sempre alla ricerca di nuove esperienze e nuove contaminazioni che dessero alla sua espressione artistica una sempre più viva linfa, quella sensazione della quale necessitano coloro i quali non si identificano in nessun posto e in nessuna situazione. Vaga quindi in Italia alla ricerca della prospettiva, in Germania e in Olanda alla ricerca della tecnologia, in Belgio per assimilare l'arte delle vetrate, dando nella località di Liegi un tocco innovativo alle vetrate che ancora oggi si possono ammirare nella cattedrale della città. Ritorna quindi a Venezia per amalgamare nel proprio laboratorio artigiano le esperienze vissute in dieci anni di vagabondaggio, soprattutto sperimentando nuovi accorgimenti nella lavorazione del Durer, ovvero l'incisione.

Lavorando in un'industria muranese di giorno per sostenere le spese delle sperimentazioni, e operando la notte nelle proprie esperienze, il Maestro Bruber riesce poco più trentenne a trovare la propria vena artistica, non riuscendo mai nell'arco delle sue giornate così intense a dimenticare di visitare almeno una chiesa di Venezia, luogo che tutt'oggi lui stesso definisce materia di assimilazione, di concentrazione, di silenzio, il quale gli permette ancora oggi di ricercare il necessario equilibrio interno sia con Dio che con se stesso.

Con tale spirito il Maestro esprime quindi una lavorazione unica al mondo, scolpendo il materiale che più ama mediante acqueforti da lui stesso miscelate, creando delle decorazioni uniche con l'utilizzo di materiali preziosi quali l'oro, il platino e gli smalti minerali, riuscendo a scolpire umanamente un materiale solido. Le tecniche di lavorazione sono il frutto delle esperienze assimilate durante il suo vagare in Italia e all'estero, alla ricerca delle motivazioni per cui un materiale come il vetro possa esprimere una valenza espressiva artistica, cercando di eliminare a priori quella sensazione che si definisce come superfluo, usuale, conosciuto, molto spesso ripetitivo e quindi limitato.

La grande dote del Maestro, oltre a quella artistica e innovativa, è stata quella di erudire nei più infinitesimi particolari di lavorazione i figli Massimo e Stefano, indirizzandoli a concludere gli studi di grafica, e quindi assimilare in se stessi quali siano le differenze tra il produrre per piacere e produrre con obbligo, tralasciando in quest'ultimo quale sia il vero e proprio senso di piacere quando qualcuno osserva con attenzione e soddisfazione la cosa che hai prodotto.

Il Maestro ama dire: "Non è importante se quello che tu hai prodotto o trasformato con le tue mani viene acquistato o solo osservato, la cosa più importante è che quel qualcosa provochi una sensazione, un sentimento. Quello che mi deprime è il non essere stato presente ogni qual volta è stato venduta una mia opera, in quanto avrei voluto esprimere ad ogni acquirente quanto provavo nel momento della sua ideazione. Quante persone avrei conosciuto; mi basta pensare che coloro i quali guardano un qualcosa di mio parlano con la mia anima".

L'essenzialità dei segni, la capacità di portare su una superficie fredda e trasparente il movimento, la dolcezza dei colori, la preziosità dei materiali, fanno delle opere del Maestro Bruber dei pezzi unici al mondo, che impreziosiscono l'arredamento di case o palazzi, ma fondamentalmente creano inconsapevolmente un aggancio artistico e sensitivo tra l'anima della famiglia Bruber e coloro i quali si soffermano a guardarne solamente un pezzo.

Ancora da una frase del Maestro : "Abbiate sempre in voi la capacità di distinguere il bello dal brutto, non che tali assimilazioni divengano arbitrio o giudizio in quanto ognuno definisce soggettivamente tali sensazioni, ma soffermatevi ogni qual volta percepite tali cambiamenti, donna o uomo, cosa o animale, oggetto o persona essa sia. Questo vi darà la capacità di sentirvi vivi, l'importante è che crei in voi un piacere di appropriazione".

Un uomo d'arte non concede facilmente il proprio sapere, le proprie sensazioni, quindi parlare personalmente con il Maestro Bruber non è cosa semplice. Bisogna saper decifrare quanto esprime, quanto passa per la sua mente in un determinato momento il quale può concentrarsi in qualche secondo di dialogo. Ma quello che diviene importante è che lui stesso è riuscito a limitare il suo territorio di comprensione, dove nelle lavorazioni sono ammessi solo i suoi unici adepti, i suoi figli, i soli capaci di comprendere il così scarno linguaggio ed i soli capaci di capire il suo sguardo diffidente.

E tutto questo lo si assapora addentrandosi nei luoghi protetti, nei locali di studio e di lavoro della famiglia Bruber, dove chiunque abbia la fortuna di addentrarvisi viene amorevolmente seguito da tutti e tre i componenti del laboratorio, quasi per non far perdere al visitatore quella sensazione di proibito che consegnano tali locali. Mi dichiaro estremamente fortunata nell'essere riuscita a concludere in modo soddisfacente una mia personale richiesta, ma quanto sono riuscita ad assimilare nelle ore passate i questi laboratori, difficilmente lo dimenticherò nell'arco della mia intera vita. Non esistono lavoranti, non ci sono dipendenti, la forza lavoro di questa produzione si identifica nei soli uomini detentori dei segreti, i quali hanno creato questa quasi surreale realtà produttiva. Ho provato personalmente la scossa emotiva che provoca il tenere in mano un pezzo prodotto in questi locali, e tale sensazione mi pervade scrivendo, ancora adesso emozionata dal ricordare tanta grazia al tatto, in un mondo così lontano da quello vissuto assieme agli artisti della famiglia Bruber.

Quello che mi ha consegnato tale esperienza non riuscirò certo a dimenticarlo, mi rimane quindi solo il ricordo di quello che ho visto e vissuto, non riuscendo a far combaciare le sensazioni prodotte nella mia visita muranese con quelle che oggi vivo e debbo necessariamente descrivere.

Questo non è un invito a raggiungere i luoghi di produzione che fortunatamente sono riuscita a visitare, non sono bene accetti i visitatori in quella che forse erroneamente definisco azienda, così lontana dai canoni necessari per definirsi tale. Preferisco descrivere la mia esperienza come un viaggio separato dal tempo, dove le contabilità industriale ed i tempi e metodi non esistono, dove il sapore di un segno a pennello è più importante di una riunione per definire i budget, dove l'uomo e la sua personalità conta quanto discutere con un amministratore delegato. Non ci sono macchine, non ci sono robot, l'unico rumore che si può immaginare di sentire quando si assiste alla creazione di un pezzo Bruber è quello prodotto dall'inconscio, dalla naturale vivacità intelletiva umana di esprimere il proprio senso di piacere, di costruire un qualcosa che faccia soffermare un essere umano a contemplare l'opera di un Maestro.

Non meravigliatevi se dovrete fortunatamente attendere un anno per avere un pezzo Bruber, del resto osservarne uno significa ascoltare l'anima di un uomo che ancora oggi parla per mezzo dell'arte, ed ogni qual volta che osservo il vaso che mi è stato regalato durante la mia visita io riesco a parlare con lui. Ciao Maestro Bruber, ciao figli prediletti, grazie per avermi dato la possibilità di sognare, grazie per avermi dato la possibilità di sentirmi viva.

Stefany Carlton Nash
Art's Personalities News




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